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Sicilia – Inaugurato il primo Alzheimer caffè a Palermo


Si è tenuta nei giorni scorsi, presso i locali del presidio sanitario dell’Asp 6 di via La Loggia a Palermo, l’inaugurazione del primo Alzheimer caffè della regione Sicilia.

Progetto realizzato dall’associazione ‘La grande famiglia onlus’, vincitrice del bando di Unicredit factoring in collaborazione con Unicredit foundation, alla quale è andato un finanziamento di 60mila euro. Oltre alla struttura di Palermo, il bando prevede la realizzazione di altre 3 nuove realtà nelle città di Verona, Napoli e Torino.

L’Alzheimer caffè di Palermo è uno spazio di incontro con una capienza di 25 pazienti più i loro familiari, che offre servizi e attività sia a persone affette da demenza sia alle loro famiglie. È un ambiente confortevole, munito di un piccolo giardino fruibile. All’interno ci sono divani e librerie e un angolo bar dove trascorrere settimanalmente un po’ di tempo in compagnia di altre persone affette anche esse dalla sindrome di Alzheimer, sotto la guida del personale della onlus che gestisce il progetto.
L’equipe incaricata di gestire la struttura è formata, oltre che da volontari, da uno psicologo, un assistente sociale, un operatore socio-sanitario, un terapista occupazionale, un educatore professionale, un infermiere professionale.

Un centro che nasce dunque come esempio di buone pratiche, l’auspicio è, infatti, che l’Alzheimer caffè possa diventare un modello organizzativo e ricreativo da imitare per poterne realizzare di simili in altre parti del territorio.
Gli incontri all’interno della struttura avverranno settimanalmente, il martedì dalle 15.00 alle 17.00, con un programma tipo che prevede: l’accoglienza; l’affidamento dei pazienti agli operatori per attività ludico-ricreative e stimolativo-riabilitative; e l’intervento (in locali diversi) di esperti del settore che formano ed informano i familiari su temi inerenti la malattia.

Scopo di questo centro è quello di proporre un approccio nuovo alla conoscenza del malato e dei suoi bisogni, facendo emergere una visione ‘sociale’ delle demenze, volta a collocare l’ambito biologico del disturbo in una dimensione quotidiana e sostenibile anche per coloro che si occupano di offrire cure ed assistenza.

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