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| Torna all'elencoLis - Le ragioni del Comitato disabili uditivi sul riconoscimento

Alla Camera, in Commissione affari sociali, si sta lavorando per modificare a breve il testo della proposta di legge già approvato da un anno al Senato sul riconoscimento della Lis (Lingua italiana dei segni); nel frattempo, continua il botta e risposta fra le associazioni che sull′ argomento portano avanti posizioni opposte. Dopo il movimento «Lis subito!», che ha più volte manifestato il sostegno al testo di legge approvato a Palazzo Madama, è ora la volta del Comitato nazionale genitori familiari disabili uditivi, posizionato fra quelli contrari al testo di legge che riconosce la Lis come lingua ufficiale della minoranza linguistica dei sordi. Il Comitato propone un′ indagine conoscitiva che faccia conoscere a fondo il problema sanitario, anche perché i rappresentanti dei medici delle due associazioni nazionali, Siaf e Sio, si sono espressi chiaramente, ribadendo il pensiero contrario al decreto legge e la loro preoccupazione nel caso venisse approvato. La Lis o Lmg, che siano segni o mimica gestuale, non ha più alcuna importanza per le persone sorde delle nuove generazioni; essa è nata come mezzo di comunicazione nei secoli passati per la compassione da parte di ordini religiosi, quando non esisteva alcun aiuto da parte della medicina.
Non esiste affatto una minoranza linguistica delle persone sorde: è una affermazione identitaria, basata su un forte condizionamento delle persone sorde delle precedenti generazioni che lo sostengono, e che è dovuto ai percorsi riabilitativi da esse sostenuti. I bambini sordi possono recuperare l′ udito ed arrivare a parlare correttamente, con un percorso che preveda screening neonatale totale, diagnosi precoce, protesizzazione, terapia logopedica, con servizi educativi e riabilitativi garantiti su tutto il territorio nazionale. Il Comitato chiede solo questo: che i servizi siano efficaci e accessibili per tutelare il diritto alla salute del bambino sordo, che lo Stato completi i cosiddetti Lea (Livelli essenziali di assistenza) e che tutte le regioni programmino e realizzino tali servizi. E questo è proprio quanto previsto dalla Convenzione Onu sulla disabilità, ratificata dall′ Italia ma spesso citata non correttamente: la Convenzione Onu prescrive che si deve sempre agire nell′ interesse principale del bambino disabile, per ridurre la sua disabilità il più possibile: questo vuol dire recupero uditivo e abilitazione alla parola per il bambino sordo. Il Comitato non dimentica inoltre le persone sorde adulte, che a loro tempo non hanno avuto servizi riabilitativi adeguati e che pertanto usano prevalentemente i gesti, ricordando che l′ attuale normativa italiana basata sulla legge 104 già garantisce loro tutti i diritti per usare gesti o segni in ogni ambito. Le persone non riabilitate con il recupero uditivo dovrebbero essere aiutate con corsi di lettura e scrittura dell′ italiano e con una valutazione audiologica aggiornata affinchè possano eventualmente adottare delle protesi evolute e procedere alla riabilitazione orale se ancora possibile. Le persone adulte e i bambini invece che per patologie complesse o rare non possono recuperare l′udito o non possono essere abilitate alla parola devono avere accesso a tutti i servizi, compresi i gesti per comunicare, come già previsto dalla legge. La Convenzione Onu sull′ argomento afferma anche che se la normativa in vigore in un paese è già migliore della Convenzione stessa, questa non deve essere applicata. Ecco perchè, secondo il comitato, l′ Italia è avanti e il riconoscimento della Lis è dunque oramai superfluo, inutilmente costoso e dannoso.
Fonte: Superabile

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Codesto Comitato, di cui non si conoscono i componenti, lo statuto e l′atto costitutivo, redige comunicati contro il riconoscimento della Lingua dei Segni Italiana.
E′ paradossale come quelle che indicano come priorità, corrispondano esattamente alle cose che vuole ogni genitore con un bambino sordo:
1. Screening uditivo neonatale.
2. Sostegno alla famiglia.
3. Protesizzazione o Impianto cocleare
4. Precoce intervento logopedico.
Infatti qualsiasi genitore, sordo o udente che sia, desidera che il proprio bambino sordo possa parlare.
A parità di interventi logopedici, ci sono bambini con sordità profonde che parlano bene, altri con sordità leggere che parlano male, sia che siano protesizzati o impiantati, sia che usino la LIS o il metodo oralista. Non esiste un “metodo perfetto”. Se esistesse, la sordità sarebbe debellata.
Ma non è così.
Un′altra cosa che accomuna tutti i genitori con figli sordi, è lo “sconcerto”, la sofferenza, davanti alla scoperta della sordità. E l′ansia, l′ansia di dover scegliere per il proprio figlio.
Le scelte, sopratutto se così sofferte, vanno rispettate.
I componenti del novello “Comitato nazionale genitori familiari disabili uditivi”, parlano della Lingua dei Segni in termini riduttivi declassandola ad una sorta di pantomima, mostrandosi ignoranti, a bella posta, degli studi scientifici degli ultimi trenta anni che descrivono la rilevanza psicologica, pedagogica e neuro-psicologica della Lingua dei Segni.
Gli studi sull’apprendimento linguistico dei bambini nati sordi hanno mostrato che quelli esposti alla lingua dei segni in età precoce raggiungono un livello di competenza linguistica migliore anche per quanto riguarda la lingua parlata.
Le considerazioni dell′esordiente comitato sono offensive nei confronti di chi opera scelte educative diverse dalle loro.
La nostra Associazione Vedo Voci, opera da 17 anni sul territorio nazionale, nel trasparente spirito del volontariato. I nostri figli sono bilingui a tutti gli effetti, fanno parte sia del mondo udente che di quello sordo. Usano la lingua dei segni in alcuni casi e quella orale in altri; sanno insomma comunicare in modo soddisfacente col mondo che li circonda, e possono relazionarsi culturalmente al mondo degli udenti e dei sordi. E tutti hanno risultati scolastici sorprendenti.
Tuttavia, rispettiamo la scelta educativa delle famiglie orientate alla esclusiva comunicazione orale-uditiva, secondo l′approccio cosiddetto “oralista”.
Non si capisce perché, invece, entità quali il “comitato nazionale genitori familiari disabili uditivi”, pretendano d′imporre la loro scelta alla stragrande maggioranza dei sordi che utilizzano con successo la LIS come modalità naturale di comunicazione, di apprendimento e d′inclusione sociale, negando loro il riconoscimento della Lingua dei Segni.
Non è vero che un bambino educato con l′oralismo avrà un futuro migliore di quello educato al Bilinguismo (Italiano/Lis). E non vogliamo neanche affermare il contrario, ma siamo sicuri del fatto che un bambino in difficoltà ha bisogno di tutti gli strumenti immaginabili, TUTTI, compresa la possibilità di usare la Lingua dei Segni.
E′ sacrosanto per tutti poter accedere alla conoscenza e se questo avviene con un approccio globale, è sicuramente più efficace.
Stupisce anche l′affermazione del debuttante “comitato nazionale genitori familiari disabili uditivi”, circa le voci di spesa addirittura sostenendo che gli insegnanti di sostegno verrebbero sostituiti dagli interpreti. Evidentemente ignorano qual′è la prassi per le assunzioni degli insegnanti di sostegno. Ed ignorano anche che in realtà come quella della scuola di Cossato, si attua un notevole risparmio proprio nell′utilizzo degli insegnanti di sostegno, utilizzandone uno solo per più alunni.
Azzardano un “calcolo approssimativo” di 200 milioni di Euro.
Ma su che base? Con quale documentazione?
Sostengono che il riconoscimento della Lingua dei Segni è in contrasto con l′art. 3 della Costituzione Italiana, che sancisce l’uguaglianza e la pari dignità sociale di tutti i cittadini davanti alla legge.
E perché mai? E′ vero il contrario: L′attuazione del pdl 4207 darebbe alle persone sorde che usano la LIS (95% dei sordi italiani!) la possibilità di rientrare a pieno titolo nelle finalità dell′art. 3 della Costituzione Italiana.
Le nostre richieste
edo Voci, Associazione genitori bambini e ragazzi Sordi, ONLUS chiede:
Di promuovere la rimozione delle barriere che limitano la partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva con il riconoscimento della Lingua dei Segni, nell′ambito delle finalità della legge 5 febbraio 1992, n. 104, rivolta a garantire il rispetto della dignità umana e dei diritti di libertà, di autonomia e di indipendenza delle persone con disabilità, assicurandone la piena integrazione nella vita sociale, economica, politica e culturale del Paese.
il rispetto della Costituzione italiana e in particolare dell′articolo 3 e in virtù della ratifica con legge 3 marzo 2009, n.18, della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 13 dicembre 2006:
a) promuovendo l′acquisizione e l′uso da parte delle persone sorde della lingua orale e scritta;
b) riconoscendo la Lingua dei Segni Italiana (LIS) e promuovendone l′acquisizione e l′uso;
c) promuovendo la ricerca scientifica e tecnologica per la definizione di buone pratiche fondate sulle evidenze scientifiche, anche in relazione agli impianti acustici e alle tecnologie necessari per la comunicazione e l′accesso all′informazione;
d) promuovendo inoltre la ricerca scientifica e tecnologica in ambito linguistico, sanitario, psicologico, educativo e sociale relativa alla sordità, alla LIS e al suo uso;
e) promuovendo la diffusione degli interventi diagnostici precoci e l′attivazione degli interventi riabilitativi per la sordità congenita o acquisita.
Riconoscere la Lingua dei Segni, come già fatto molti Stati europei ed extra europei, e diverse amministrazioni regionali in Italia, è un atto di civiltà.
Martedì 31 marzo 2012
Vedo Voci
il Presidente
Melania Vaccaro
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