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Unci - Contratto incompatibile con dignità dei lavoratori

18.11.2010 | immagine decorativa 1 | Invia ad un amico | Stampa


Nel campo della cooperazione i contratti collettivi dell′Unci sono, per gli addetti ai lavori, piuttosto noti. Da anni accade infatti che le principali associazioni delle cooperative - Legacoop, Confcooperative e Agci: quelle che, per intenderci, rappresentano il 99% la quasi totalitàdelle cooperative iscritte ad una qualche centrale - siglino gli accordi con le organizzazioni sindacali dei lavoratori più rappresentative. Quindi con la Cgil, la Cisl e la Uil. E che contemporaneamente, in maniera del tutto autonoma, l′Unci sottoscrivi contratti collettivi, regolarmente registrati presso il Ministero del Lavoro, con sindacati a molti sconosciuti: come la Confsal (Confederazione Generale dei Sindacati Autonomi dei Lavoratori), la Cisal (Confederazione Italiana Sindacati Autonomi Lavoratori) o la Cnai (Consociazione Nazionale Associazioni Infermiere/i). Si tratta di organizzazioni che, per carità, esistono da molti anni, hanno i loro seggi al Cnel e possono vantare un certo numero di iscritti. Ma che non sono paragonabili, per rappresentatività, ai sindacati confederali.

I contratti che ha firmato l′Unci con la Confsal, la Cisal e la Cnai, sono vantaggiosissimi. Per le imprese. Se si compara il contratto collettivo sottoscritto, nell′ambito della cooperazione sociale, da Legacoop, Confcooperative e Agci, con quello siglato dall′Unci, è evidente: le retribuzioni base previste da quest′ultimo sono più basse del 30-40%. Senza contare che indennità e trattamenti normativi sono, per le aziende, meno impegnativi. Ne consegue che: uno, le cooperative aderenti all′Unci possono concorrere a prezzi molto più bassi rispetto alle altre imprese; e, due, i loro soci lavoratori, per contro, ricevono stipendi bassissimi. Altri hanno scritto: da fame.

A Torino per esempio. Lei è un′operaia, socia di una cooperativa aderente all′Unci. Lavora in fabbrica, si occupa dei collaudi e del magazzino. Otto ore al giorno, tutti i giorni, qualche volta uno straordinario, qualche altra un festivo, prende 840 euro lordi al mese. Netti, fanno 600. Il che significa, su base oraria, 4,86 euro. E′ arrabbiata, anche perché il suo collega, che svolge mansioni identiche alle sue, e che è lì al suo fianco, ha uno stipendio sensibilmente più alto.

Ricorre allora in tribunale, ed ottiene una sentenza esemplare. Il giudice richiama infatti l’articolo 36 della Costituzione («il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa») e definisce il contratto collettivo sottoscritto da Unci e Cnai lesivo della dignità della persona. Lei, l′operaia, dovrà essere risarcita di tutti gli arretrati.

Fonti
La Stampa
Bollettino del Lavoro

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Commenti

MERCHANDISER
scritto da LORENA - 04.04.2013
grazie per aver affrontato questo argomento. anch′io faccio parte di una cooperativa e percepisco uno stipendio da fame. ora sono stanca, vorrei far valere i miei diritti di lavoratore ma non so′ a chi devo rivolgermi, visto che i sindacati nazionali non riconoscono il mio contratto. come posso fare ??? sono veramente disperata e delusa.

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