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| Torna all'elencoMsf - Stranieri braccianti, in Italia è emergenza umanitaria

Se sentite dire "Medici senza frontiere" cosa vi viene in mente? Probabilmente un campo di soccorso che aiuta profughi, orfani, mutilati, in una zona di guerra, nell′Africa subsahariana o in un′altra regione povera del mondo. E′ l′immagine che si affaccia alla mente della maggior parte di noi. Per questo stupisce il rapporto pubblicato da qualche giorno dall′Ong francese. Si chiama "Una stagione all′inferno" ed è dedicato all′Italia: in particolare alle condizioni degli immigrati impiegati in agricoltura nelle regioni del Mezzogiorno.
Sfruttamento. Msf non ha peli sulla lingua. Definisce il nostro sistema politico ed economico «perverso», perché «sfrutta gli immigrati e allo stesso tempo li tollera ma poi li criminalizza». Le istituzioni sono ambigue ed ipocrite nei confronti dell′immigrazione irregolare. «Da una parte, si registrano misure di contenimento del fenomeno migratorio con politiche dal pugno di ferro tese a combattere la clandestinità a difesa della legalità. Dall′altra, le stesse istituzioni nazionali e locali si tappano occhi, orecchie e bocche dinanzi al massiccio sfruttamento di stranieri nelle produzioni agricole del Meridione perché necessari al sostentamento delle economie locali. L′utilizzo di forza lavoro a basso costo, il reclutamento in nero, la negazione di condizioni di vita decenti, il mancato accesso alle cure mediche sono aspetti ben noti e tollerati. I sindaci, le forze di Stato, gli ispettorati del lavoro, le associazioni di categoria e di tutela, i ministeri: tutti sanno e tutti tacciono».

Non si tratta di giudizi sommari. Sono invece le conclusioni di un lavoro accurato e documentato. Tra giugno e novembre 2007 infatti una clinica mobile di Msf ha viaggiato nelle regioni del Sud Italia offrendo assistenza sanitaria a quegli immigrati che prestano le proprie braccia nei campi di coltivazione e nelle serre. «Un team composto da un coordinatore, un medico, un′infermiera e un mediatore culturale di lingua araba ha fornito assistenza sanitaria diretta agli stranieri stagionali e ha raccolto informazioni sulle loro condizioni di vita e di lavoro. In particolare, è stato indagato lo stato di salute e verificata l′eventuale presenza di barriere od ostacoli che abbiano impedito un accesso adeguato ai servizi del sistema sanitario pubblico. Nel corso dell′indagine, MSF ha visitato 643 immigrati e somministrato 600 questionari».
Dati generali. Gli immigrati visitati e intervistati da Msf sono nella quasi totalità uomini (97%) di età compresa tra i 20 e i 40 anni (84%). Per quasi la metà (46%) provengono dai Paesi dell′Africa subsahariana; gli altri del Maghreb (38%) e del Sud-Est asiatico (10%), in particolare dall′India. Solo il 5% sono rom neo-comunitari. Nella stragrande maggioranza (72%) Msf ha incontrato lavoratori irregolari, senza permesso di soggiorno. Il 66,5% di loro è in Italia da meno di 4 mesi. L′80% lavora in agricoltura, il 10% in altri settori, i restanti sono senza lavoro. «Gli stagionali - si legge nel rapporto - lavorano spesso in condizioni di vero e proprio sfruttamento: scarsamente pagati, vessati da intermediari e datori di lavoro, non godono di alcuna tutela sindacale e operano totalmente al di fuori delle norme di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro previste dalla legge». La metà di loro guadagna tra i 25 e i 40 euro al giorno, gli altri meno di 25. Naturalmente quasi tutti in nero (90%). Spesso non gli viene liquidato tutto il pattuito.
Igiene. Le condizioni igieniche e sanitarie di questi braccianti sono drammatiche, tali da prefigurare un′emergenza umanitaria. Il 65% vive in case abbandonate, il 20% in abitazioni affittate ma sovraffollate, il 10% in campi allestiti da autorità locali. Il 53% dorme per terra, il 21% condivide il materasso con altri. Il 64% non ha accesso all′acqua corrente, il 69% non dispone di luce elettrica e utilizza candele per l′illuminazione, il 92% non ha fonti di riscaldamento nel proprio alloggio. Buona parte degli stranieri intervistati consuma un solo pasto al giorno, dopo la giornata di lavoro. L′80% non dispone di un frigorifero per conservare il cibo. Il 16% denuncia di essere stato vittima di episodi di violenza, come insulti e lancio di pietre o oggetti.
Salute. Gli stranieri, sia regolari che irregolari, non sono informati sul diritto alla salute di cui godono e sulle corrette modalità di accesso ai servizi sanitari. Nello specifico agli immigrati irregolari non viene garantita un′efficace attività d′informazione sull′esistenza degli ambulatori dedicati
agli Stp (Stranieri temporaneamente presenti). Benché gli immigrati visitati da Msf siano per il 75% under 30, solo il 4% di loro è risultato in buona salute. Al momento della visita - scrivono i medici - «al 72% dei pazienti è stato formulato almeno un sospetto diagnostico, di cui il 73% è risultato una malattia cronica. Sono stati formulati 846 sospetti diagnostici. Un unico sospetto diagnostico è stato formulato per 464 pazienti (72%), 2 in 153 pazienti (24%), 3 in 26 (4%)». I gruppi di patologie più frequenti sono le malattie osteomuscolari (22%), quelle dermatologiche (15%) e quelle respiratorie (13%), seguite dalla malattie gastroenteriche (12%), del cavo orale (11%) e infettive (10%).

Conclusioni. Tutto ciò - dice Msf - è inaccettabile. I meccanismi approntati dallo Stato per controllare i flussi migratori, in realtà sembrano fatti apposta per produrre situazioni di illegalità. Le situazioni riscontrate hanno «caratteristiche riferibili a contesti di crisi umanitarie». Per il superamento di questa situazione Msf chiede alle istituzioni locali, alle prefetture e alle Asl di garantire, nelle aree interessate dalla presenza di lavoratori stagionali, condizioni minime di accoglienza a tutti gli immigrati impiegati nelle produzioni agricole. Quello alla salute è un diritto universale.
La prima foto è tratta da Splinder, le altre sono di © Livio Senigalliesi per Medici senza frontiere
Documenti
Una stagione all′inferno .pdf (1,63 Mb)

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