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| Torna all'elencoGiovani – Ragazzi “emo”: dolore e suicidio come stile di vita

Una moda sempre più diffusa che rivela un enorme disagio adolescenziale. Sempre più ragazzi vogliono essere “emo”. Il termine si riferiva in principio ad un genere musicale inizialmente compreso all′interno del punk rock, oggi è diventato uno stile di vita.
Gli “emo” scelgono un abbigliamento con toni di colore che variano dal nero al fuxia al verde, con accessori come polsini occhiali strani e collane e ciondoli lunghi. Hanno tatuaggi vistosi raffiguranti simboli di morte e capelli sopra lunghi e sotto rasati e con tinte strane.
Cercando su internet, colpisce scoprire come tanti giovani vogliano far parte di un mondo che, stando ai “seguaci” di questa particolare “moda”, prevede (così si legge in vari blog, siti, forum o profili) dimostrazioni di appartenenza al gruppo con gesti quali tagliarsi le vene, piangere, deprimersi, “fare lo sfigato”.
Uno “sballo” che sostituisce le droghe ma porta ad un’autodistruzione ancora più pericolosa.
Un fenomeno che inizia preoccupare esperti e operatori attenti al mondo giovanile. Fra loro, Federico Bianchi di Castelbianco, psicologo e psicoterapeuta dell’età evolutiva, parla di un “fenomeno inquietante”. «Siamo di fronte a un fenomeno che si sta diffondendo rapidamente e che è potenzialmente molto pericoloso». «I ragazzi “emo” vedono il momento della vita come qualcosa da non difendere. In pratica, adottano volutamente atteggiamenti e comportamenti auto-distruttivi».
«Se un “emo” ha sete e si trova di fronte ad una pozzanghera, non esita a bere l′acqua di quella pozzanghera, indipendentemente da quanto quest′acqua possa essere sporca oppure no - spiega Bianchi di Castelbianco. Il perché di questo comportamento è che - anche se bere l′acqua della pozzanghera mi potrebbe creare dei problemi di salute, visto che potrebbe essere infetta, questo non è affatto un problema, perché soddisfare la sete è naturale in qualsiasi modo lo si faccia e indipendentemente da un discorso di benessere personale». L’aspetto più inquietante è il fatto che fino a qualche tempo fa i comportamenti “ribelli” adolescenziali miravano a distruggere la società e i suoi simboli. «Ora - conclude Bianchi di Castelbianco - siamo di fronte a qualcosa di ancora più inquietante: i ragazzi scelgono di distruggere direttamente se stessi».
C.I.

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