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Milano - Il tribunale: «Gli asili accolgano i bimbi irregolari»

11.02.2008 | immagine decorativa 2 | Invia ad un amico | Stampa

letizia morattiPare essere arrivata ad una conclusione la vicenda relativa all′esclusione dei figli degli stranieri dalle scuole per l′infanzia del Comune di Milano. Lo scorso dicembre la giunta guidata dal centro-destra aveva introdotto, come requisito essenziale per l′accesso agli asili, il possesso del permesso di soggiorno (dei loro genitori). Alla circolare, discussa e avversata da politici, giornalisti ed esponenti di molte importanti organizzazioni non governative, che l′avevano giudicata discriminatoria, si era fermamente opposto il ministro Giuseppe Fioroni, minacciando il taglio dei finanziamenti statali. Inutilmente: il sindaco Letizia Moratti aveva risposto, lapidaria: «Se ne assume lui la responsabilità, noi non penalizzeremo i bambini milanesi per favorire quelli irregolari».

Intanto, fuori dal clamore, una signora marocchina di 36 anni combatteva la sua personale battaglia contro l′esclusione della figlia: rimasta incinta due anni fa, la donna non vide rinnovato il suo contratto e perse, di conseguenza, anche il permesso di soggiorno. Non le servì la considerazione d′essere un soggetto debole nel mercato del lavoro. A sostenerla ci ha pensato però  l′avvocato Alberto Guariso: «Secondo il testo unico sull′immigrazione – ha detto alla redazione di Carta – il bambino non è mai clandestino. Inoltre la convenzione internazionale sui diritti del fanciullo di New York, sottoscritta anche dall′Italia, prevede che lo Stato deve sempre prendere decisioni a vantaggio del bambino».

Ed oggi, esaminando l′istanza di sospensiva del provvedimento di esclusione, Claudio Marangoni, giudice della prima sezione del tribunale civile di Milano, ha accolto il ricorso, ordinando al Comune «la cessazione del comportamento discriminatorio e la rimozione dei suoi effetti». L′esame del merito avverrà soltanto il 15 maggio, ma le motivazioni di questo primo dispositivo non sembrano lasciar adito a dubbi. «Appare evidente - vi si legge - che la connessione stabilita dalla circolare tra la condizione di regolarità dei genitori e la possibilità di iscrizione del minore è tale da pregiudicare nella sua sostanza il diritto, proprio del minore, a usufruire di un servizio pubblico al quale esso ha indubbiamente diritto di iscriversi a parità di condizioni con gli altri cittadini».

Piccata la reazione dell′assessore alle politiche sociali, Mariolina Moioli: «Alla signora era stato fissato un incontro con i nostri uffici, avremmo trovato comunque una soluzione - ha dichiarato -. Questa pervicacia nasconde una volontà di strumentalizzazione». Di tutt′altro parere è Paolo Ferrero, ministro della solidarietà sociale: «Credo che quella del Tribunale di Milano sia una scelta di civiltà che contraddice le iniziative discriminatorie assunte dall′amministrazione comunale di quella città. Si dovrebbe cercare di includere, anziché punire, quanti già vivono e lavorano qui contribuendo allo sviluppo economico dell′Italia e assicurando una parte del lavoro di cura che altrimenti nessuno farebbe».

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La foto di Letizia Moratti è tratta dal sito dell′Associazione nazionale partigiani d′Italia


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Commenti

GIUSTO
scritto da RITA - 12.02.2008
Mi sembra giusto che il bambino frequenti l′asilo... ma siccome purtroppo è un servizio che viene pagato con le tasse di tutti (e la signora non lavora), quindi paghiamo noi, ma nel frattempo non gli è stato neanche rilasciato il permesso di soggiorno, quindi irregolare, spedire mamma e bambino al suo paese.
Brutto da dirsi, ma non possiamo servire tutti con i ns. servizi, coperta troppo corta.
Faccio presente che ho due bambine essendo artigiana e nel mio comune non c′è l′asilo nido, ho dovuto pagare tutto da sola, pur con reddito basso (non mi si dica che faccio "nero" perchè lavoro con ditte che esigono sempre la fattura), ho dovuto fare un mutuo e pagare pian piano.
La seconda bambina è stata un "errore" di percorso.
Tra le altre cose che non capisco di quest′articolo è che fine ha fatto il papà e marito della signora.
asilo
scritto da Barby - 12.02.2008
Io penso che la ragione sta a metà. perchè non è giusto nei confronti di noi italiani che nell′iscrizione all′asilo i bambini di immigrati abbiano la precedenza sia per la loro classe di appartenenza e sia per il reddito. Siamo noi italiani che paghiamo per i bambini immigrati i cui genitori hanno un salario minimo o inesistente che poi non è vero perchè sicuramente guadagnano al nero altrimenti non potrebbero sopravvivere per quello che dichiarano. Io non sono razzista ma non è giusto che il governo italiano per integrare le persone straniere consideri più facilitazioni per loro e meno diritti per noi. Molte mie amiche italiane non hanno visto ammettersi i bambini all′asilo COMUNALE e sono costrette a rivolgersi al privato con aggravio di costi. Perchè loro devo fare sacrifici mentre gli stranieri hanno la strada più agevolata? Non sono contro gli stranieri ma io penso che qui in Italia dovrebbero prima passare avanti i ns diritti e poi giustamente ricoscere anche quelli degli stranieri per giustizia di integrazione ma nel ns ordinamento per l′iscrizione all′asilo così come per tante altre questioni loro sono più avvantaggiati e penso che questa SIA LA VERA DISCRIMINAZIONE TUTTA ITALIANA.

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