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Gaeta - Antonio Turri, l′ispettore anti-mazzette


Verso la fine degli anni ′80, cominciò la sua crociata antimafia. Fin da allora, da quando indagava in qualità di Commissario di polizia, tra Latina e Roma, Antonio Turri intuì quali trame i Casalesi stavano intessendo nel basso Lazio, insinuando i loro denari nei palazzi di cemento, nella gestione illegale dei rifiuti o in altre redditizie attività, avvalendosi dell′aiuto logistico dei signori spediti nel territorio con le misure di prevenzione. L′ex poliziotto pontino, oggi Presidente dell′Associazione "i CITTADINI contro le mafie e la corruzione", parlerà ai ragazzi del Campo antimafia giovedì 21 agosto. Un momento formativo per approfondire la conoscenza di un uomo la cui tenace azione investigativa, nei 29 anni di carriera tra Roma e Latina, ha consentito di approntare gli arresti e sequestri mafiosi di questi anni.

«La quinta mafia è radicata nel tessuto economico del Lazio ed è riduttivo parlare solo di tentativi di infiltrazione delle mafie in questa Regione. Prima hanno accerchiato la Capitale investendo in citta′ come Fondi, Latina, Gaeta e Formia; adesso stanno puntando al centro, e a cio′ che rappresenta in termini di economia e potere». L′allora coordinatore di "Libera Lazio" commentava così nel 2011, quando la magistratura portò a segno un sequestro di beni per 100 milioni di euro al clan dei Casalesi nel Lazio: la conferma di quanto egli aveva appurato da anni, individuando nella quinta mafia quel mix esplosivo composto da colletti bianchi, faccendieri della politica, delinquenti comuni in carriera ed elementi di spicco delle mafie "tradizionali", che attanaglia il Sud del Lazio e non solo. «Le amministrazioni locali spesso non erano delle dighe morali. - ha detto in un′intervista a "Il Fatto quotidiano" qualche anno fa - Io stesso, dedicandomi ai reati contro la pubblica amministrazione, arrestai diversi politici locali negli anni ’94 - ’95. Mi soprannominarono l’ispettore anti-mazzette. No, non arrestai consiglieri comunali, ma il presidente della provincia di Latina e alcuni sindaci. Poi quando Carmine Schiavone, primo pentito dei casalesi, mise a verbale quel che sapeva mi preoccupai ancor di più. Raccontò degli appalti sulle autostrade, dell’arrivo delle ‘ndrine dei Tripodo, dei traffici di cocaina, dei rifiuti tossici, delle alleanze con imprenditori del posto. Ci disse che lui pagava trenta ‘soldati di mafia’ dal Garigliano a Sabaudia e altrettanti da Sabaudia a Roma.»

Oltre alle indagini in polizia, Antonio Turri ha raccolto firme in favore della legge per l′uso sociale dei beni confiscati (109/96), diventando anche l′assegnatario di una tenuta confiscata per abusivismo edilizio a Borgo Sabotino (LT), trasformata in un campo della legalità, ben presto oggetto di vandalismo. Poi, dopo aver lasciato l′incarico di sostituto commissario alla questura di Latina nel 2010, Turri non ha smesso di parlare di mafia, interessandosi, anche in veste di giornalista, di impianti ecomafiosi tra il Parco di Bracciano e le necropoli etrusche, di sacchi di monete da 500 lire interrati dai Casalesi a Latina e di tutte quelle manifestazioni malavitose di cui la quinta mafia ha impregnato il territorio fino a salire verso il nord. Presidente dell′Associazione "i CITTADINI contro le mafie e la corruzione", comunità impegnata ad analizzare e contrastare i fenomeni mafiosi ad ampio raggio, Turri ha partecipato all′elaborazione del documentario "La quinta mafia" (in basso il link), che ricostruisce dettagliatamente l′evoluzione delle mafie nel Lazio a partire dalle prime infiltrazioni.

L′appuntamento è per giovedì 21 agosto alle 15.30 presso la base logistica del Campo, in Via Veneto.

Link
La Quinta Mafia

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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